“Take on Me”: la canzone che trasformò la musica in un fumetto

Ci sono canzoni che basta ascoltare una sola volta per non dimenticarle più. Passano gli anni, cambiano le mode, arrivano nuovi artisti e nuove sonorità, eppure quelle prime note riescono ancora a riaccendere qualcosa. Un'immagine, una sensazione, un ricordo. “Take on Me” degli a-ha è una di queste canzoni. Basta quel sintetizzatore che sembra correre verso qualcosa, quella melodia luminosa che si apre nell'aria e poi la voce di Morten Harket, altissima e sorprendente, per ritrovarsi immediatamente negli anni Ottanta. Eppure, ascoltandola oggi, c'è qualcosa di stranamente moderno: sembra quasi che quella musica arrivi da un futuro che allora doveva ancora essere inventato.

È proprio questa la magia di “Take on Me”. La canzone non vive soltanto attraverso il suono, ma anche attraverso un'immagine che è entrata nell'immaginario collettivo: una pagina di fumetto, una matita che traccia linee in bianco e nero, una ragazza che improvvisamente viene trascinata dentro una storia. Nel videoclip diretto da Steve Barron, realtà e fantasia si incontrano attraverso la tecnica del rotoscoping, trasformando Morten Harket e gli altri protagonisti in personaggi disegnati che sembrano muoversi davanti ai nostri occhi. Nel 1985 era qualcosa di sorprendente e ancora oggi quelle immagini hanno una forza particolare, quasi come se quella pagina non avesse mai smesso di muoversi.

Gli a-ha arrivano dalla Norvegia in un momento in cui la musica pop sta cambiando rapidamente. MTV ha trasformato il videoclip in una parte fondamentale del successo di una canzone e gli artisti devono ormai conquistare non soltanto l'orecchio, ma anche gli occhi del pubblico. In questo nuovo universo “Take on Me” sembra avere tutte le caratteristiche giuste: una melodia immediata, un arrangiamento elettronico brillante e una voce capace di trasformare il ritornello in una vera vertigine. Il risultato è un incontro perfetto tra musica e immagini, tanto che ancora oggi è difficile pensare alla canzone senza vedere, almeno per un istante, quelle matite muoversi sullo schermo.

Il successo, però, non arriva subito. La storia di “Take on Me” comincia diversi anni prima e passa attraverso versioni differenti, tentativi e una prima pubblicazione che non riesce a imporsi. Quella che oggi consideriamo una delle canzoni più rappresentative degli anni Ottanta ha quindi conosciuto anche un momento in cui sembrava destinata a rimanere nell'ombra. Poi arriva la nuova versione del 1985, arriva il videoclip e tutto cambia. Il singolo raggiunge il primo posto della Billboard Hot 100 americana e il video conquista sei MTV Video Music Awards nel 1986, trasformando gli a-ha in una delle band simbolo della stagione d'oro del pop internazionale.

Ma forse il motivo per cui “Take on Me” continua a emozionare non sta soltanto nei numeri o nei riconoscimenti. Sotto quella produzione brillante e quella melodia apparentemente spensierata c'è una canzone che parla di un invito, del desiderio di lasciarsi andare e di un'occasione da afferrare prima che sia troppo tardi. Il videoclip traduce perfettamente questa sensazione: una ragazza attraversa il confine tra il mondo reale e quello immaginario, come se per qualche minuto fosse possibile scegliere di vivere dentro il proprio sogno.

Ed è forse qui che gli a-ha hanno trovato la loro formula più speciale. Hanno preso una canzone pop e le hanno dato un'immagine, hanno preso un'immagine e l'hanno trasformata in una storia. Il risultato è qualcosa che va oltre il semplice successo di un singolo: è un piccolo pezzo di memoria collettiva. Perché ci sono canzoni che raccontano un'epoca e altre che riescono addirittura a farcela vedere. “Take on Me” fa entrambe le cose. E ancora oggi, quando quelle prime note iniziano a correre, sembra quasi di avere davanti una pagina bianca pronta ad aprirsi.

Il singolo

Quando il pop incontrò il futuro

Per capire davvero la storia di “Take on Me” bisogna tornare nella prima metà degli anni Ottanta, quando la musica pop sta vivendo una delle sue trasformazioni più importanti. Sono gli anni dei sintetizzatori, delle batterie elettroniche, dei nuovi suoni digitali e soprattutto di MTV, il canale televisivo che dal 1981 sta cambiando il modo in cui il pubblico scopre gli artisti. La musica non passa più soltanto dalla radio: entra nelle case attraverso lo schermo e comincia ad avere un volto, un'immagine, un'estetica. Il videoclip diventa così una parte sempre più importante della canzone e gli anni Ottanta sembrano quasi chiedere alla musica di diventare qualcosa da guardare oltre che da ascoltare.

È dentro questo scenario che arrivano dalla Norvegia tre ragazzi con un nome destinato a diventare internazionale: gli a-ha. Morten Harket, Magne Furuholmen e Pål Waaktaar hanno un suono che guarda all'elettronica ma non rinuncia alla melodia, alla sensibilità pop e a una certa eleganza nordica. Il loro percorso, però, non comincia con un successo immediato. “Take on Me” viene sviluppata attraverso diverse versioni e, quando la prima registrazione viene pubblicata nel 1984, non riesce a trovare il pubblico che la band sperava. È un piccolo passo falso che, con il senno di poi, rende ancora più incredibile ciò che sarebbe successo poco dopo.

La canzone viene quindi ripensata, registrata nuovamente e affidata alla produzione di Alan Tarney. Il suono diventa più brillante e dinamico, il sintetizzatore assume quel carattere quasi futuristico che ancora oggi riconosciamo immediatamente e la voce di Morten Harket viene portata in primo piano. Ma c'è un elemento che avrebbe fatto la differenza più di ogni altra cosa: l'immagine. In un'epoca nella quale MTV può trasformare una canzone in un fenomeno globale, “Take on Me” trova nel videoclip il suo vero alleato.

Steve Barron, già affermato nel mondo dei videoclip, immagina qualcosa di diverso dal classico video musicale. Non vuole semplicemente mostrare gli a-ha mentre cantano, ma costruire una storia nella quale realtà e fantasia possano incontrarsi. Nasce così quel mondo fatto di matite, ombre e movimento nel quale una ragazza viene trascinata dentro un fumetto. Il rotoscoping permette di ricalcare fotogramma dopo fotogramma le immagini reali, creando un effetto estremamente particolare: i personaggi sembrano disegnati davanti ai nostri occhi, ma allo stesso tempo possiedono una naturalezza nei movimenti che rende tutto sorprendentemente vivo.

Il videoclip arriva nel momento perfetto. “Take on Me” non è più soltanto una canzone da ascoltare alla radio: è una storia che il pubblico può vedere, riconoscere e ricordare. La ragazza, il fumetto, il motociclista, il mondo reale e quello disegnato diventano parte di un immaginario che accompagna la musica e la rende immediatamente distinguibile dalle altre produzioni dell'epoca. È una delle prime dimostrazioni di quanto potente possa essere l'incontro tra una grande canzone e un'immagine altrettanto forte.

Il risultato si vede nelle classifiche. Nel 1985 “Take on Me” conquista progressivamente il pubblico internazionale e negli Stati Uniti arriva fino al primo posto della Billboard Hot 100. Per gli a-ha è il momento della consacrazione: una band proveniente da un Paese lontano dai tradizionali centri della musica pop riesce a entrare nel cuore del mercato americano. L'anno successivo arriva anche il riconoscimento di MTV, con sei Video Music Awards conquistati dal videoclip.

Ma il successo degli a-ha racconta qualcosa di più grande della semplice storia di un singolo. “Take on Me” arriva in un momento nel quale la tecnologia sta cambiando il modo di fare musica e il videoclip sta diventando un nuovo linguaggio artistico. I sintetizzatori rappresentano il futuro, MTV rappresenta il nuovo modo di comunicare e il fumetto rappresenta la fantasia. Gli a-ha riescono a mettere tutto insieme in meno di quattro minuti.

Ed è proprio questo che rende “Take on Me” così legata al suo tempo e, allo stesso tempo, così difficile da invecchiare. È profondamente figlia degli anni Ottanta, ma non sembra prigioniera di quegli anni. Il suo suono continua a essere immediatamente riconoscibile, il videoclip continua a sorprendere e quella porta tra realtà e fantasia continua ad aprirsi ogni volta che parte la musica.

Nel 1985 il futuro aveva il suono di un sintetizzatore.

E aveva il volto disegnato a matita di un ragazzo norvegese che guardava il mondo da dentro una pagina di fumetto.

Tra luce, vertigine e desiderio

Ci sono canzoni che hanno un'atmosfera precisa. Le ascolti e sembra quasi di entrare in un luogo: puoi vedere la luce, immaginare il cielo, percepire la temperatura dell'aria. “Take on Me” ha qualcosa di simile, ma il suo paesaggio non è fatto di montagne o città. È sospeso tra la realtà e il sogno, tra qualcosa che sta per accadere e la paura che possa finire troppo presto.

Fin dalle prime note, il sintetizzatore costruisce una sensazione di movimento. È una melodia che non sembra voler rimanere ferma: corre, sale, apre spazio. La batteria elettronica aggiunge energia, mentre il basso sostiene il brano senza appesantirlo. Tutto sembra luminoso e leggero, quasi come se la canzone stesse cercando di sollevarsi da terra. Poi arriva Morten Harket e cambia la prospettiva. La sua voce entra con delicatezza, ma quando raggiunge il ritornello sembra improvvisamente spingersi oltre i confini della musica.

È proprio quel contrasto a rendere “Take on Me” così particolare. Da una parte c'è una produzione elettronica profondamente legata agli anni Ottanta, dall'altra una voce sorprendentemente umana, fragile e potente allo stesso tempo. Il risultato non è freddo come potrebbe far pensare l'uso dei sintetizzatori: al contrario, sotto quella superficie brillante c'è una certa malinconia. È come guardare una giornata luminosa sapendo che, prima o poi, il sole comincerà a scendere.

Anche il testo si muove in questa direzione. “Take on me” è un invito, quasi una richiesta: lasciarsi andare, accettare qualcuno, provare a vivere un momento senza sapere esattamente dove porterà. Il protagonista sembra sapere che il tempo è limitato e che l'occasione potrebbe svanire. Non c'è la sicurezza di un amore già conquistato; c'è piuttosto l'incertezza di chi tende la mano e aspetta di vedere se l'altra persona deciderà di afferrarla.

Ed è proprio questa incertezza a dare alla canzone una profondità che forse non si percepisce al primo ascolto. La musica è veloce, luminosa, quasi euforica, ma le parole raccontano qualcosa di molto più delicato: il desiderio di essere scelti, la paura di perdere un'occasione e la voglia di attraversare insieme una porta che conduce verso qualcosa di sconosciuto. Non è una canzone che promette un futuro perfetto. È una canzone che dice, in qualche modo: proviamoci adesso.

Il videoclip amplifica perfettamente questa sensazione. Il passaggio dal mondo reale a quello disegnato sembra diventare la rappresentazione visiva del testo. Una pagina si apre e improvvisamente tutto è possibile. Il fumetto diventa uno spazio dove la realtà può essere sospesa, dove due persone possono incontrarsi fuori dalle regole del mondo quotidiano. Ma anche quel mondo fantastico non è completamente sicuro: c'è una fuga, c'è un pericolo, c'è la possibilità di dover tornare indietro.

Musicalmente, il brano continua a crescere proprio come una corsa. Il celebre riff di tastiera ritorna come un filo conduttore, mentre la voce di Harket raggiunge progressivamente il punto più alto. Il ritornello sembra quasi una liberazione: “Take on me”, una frase semplice che, cantata in quel modo, diventa enorme. Non è soltanto il significato delle parole a emozionare, ma il modo in cui la voce le porta verso l'alto.

E poi c'è quel particolare senso di nostalgia che arriva quasi senza essere invitato. Forse perché la canzone parla di qualcosa che tutti conosciamo: il momento in cui vorremmo fermare il tempo proprio mentre sta correndo. Un incontro, una possibilità, una persona, un sogno. Qualcosa che appare davanti a noi e che potrebbe esserci ancora domani oppure no.

Per questo “Take on Me” riesce a essere contemporaneamente energica e malinconica, romantica e inquieta, tecnologica e profondamente umana. È una canzone che appartiene agli anni Ottanta nei suoni, ma che parla di una sensazione senza tempo.

E quando la voce di Harket sale ancora una volta verso quelle note impossibili, sembra quasi che la canzone stia cercando di raggiungere qualcosa appena oltre il nostro sguardo.

Forse un sogno.

Forse una persona.

Forse semplicemente quel momento che, nella vita, capita una sola volta.

E allora il sintetizzatore continua a correre, la matita continua a disegnare e quella pagina rimane aperta ancora per qualche minuto.

Abbastanza per ricordarci che, qualche volta, lasciarsi andare è l'unico modo per scoprire cosa c'è dall'altra parte.



Le curiosità di “Take on Me”

Dietro una canzone che sembra essere nata già perfetta si nasconde, in realtà, una storia fatta di tentativi, cambiamenti e intuizioni arrivate al momento giusto. Una delle curiosità più affascinanti riguarda proprio la nascita della sua celebre melodia. L'idea di quello che sarebbe diventato il riff di “Take on Me” era già nella testa di Magne Furuholmen quando aveva appena quindici anni. Era una semplice sequenza di note, ancora lontanissima dal successo che avrebbe avuto, ma destinata a rimanere con lui per anni. Prima di diventare il cuore di una delle canzoni più riconoscibili degli anni Ottanta, quel motivo aveva già attraversato diverse versioni e aveva persino un altro nome: “Miss Eerie”.

La strada verso il successo, infatti, non fu affatto immediata. La prima versione di “Take on Me” venne pubblicata nel 1984, ma il pubblico non sembrò accorgersene. Il singolo raggiunse appena il numero 137 della classifica britannica e sembrava destinato a rimanere una delle tante canzoni che si perdono nel rumore di un'epoca particolarmente ricca di musica. Gli a-ha, però, decisero di riprovarci. La canzone venne riscritta e registrata nuovamente, con Alan Tarney alla produzione, fino ad arrivare alla versione che oggi tutti conosciamo. È quasi paradossale pensare che una delle canzoni più celebri degli anni Ottanta abbia avuto bisogno di una seconda possibilità per trovare la propria identità.

Poi c'è la voce di Morten Harket, uno degli elementi che rendono il brano immediatamente riconoscibile. Il cantante porta il ritornello verso note altissime, creando quella sensazione di continua salita che sembra quasi far perdere peso alla canzone. La costruzione melodica non è casuale: tra le influenze citate dalla band c'è anche Richard Strauss e il suo Also sprach Zarathustra, mentre Harket ha raccontato di aver contribuito alla costruzione della linea melodica della strofa anche partendo da un'idea ispirata a uno spot pubblicitario della gomma da masticare Juicy Fruit. Un dettaglio curioso, soprattutto se si pensa che da un'immagine pubblicitaria sarebbe nata una delle melodie più riconoscibili del pop mondiale.

Ma la storia più incredibile rimane quella del videoclip. Quelle immagini che oggi sembrano quasi semplici da ricreare con la tecnologia digitale richiesero un lavoro enorme. La tecnica del rotoscoping prevedeva che le immagini venissero ricalcate fotogramma dopo fotogramma, creando manualmente il movimento dei personaggi. Per “Take on Me” furono necessari mesi di lavoro e migliaia di disegni. Il risultato era così originale da trasformare il videoclip in qualcosa di molto più importante di un semplice accompagnamento alla canzone. La musica aveva trovato una dimensione visiva che sarebbe rimasta nella memoria del pubblico per decenni.

Anche il successo americano ha una sua particolarità. Per una band norvegese, arrivare al primo posto della Billboard Hot 100 rappresentava un risultato enorme. “Take on Me” raggiunse la vetta negli Stati Uniti il 19 ottobre 1985, trasformando gli a-ha in una presenza internazionale e dimostrando quanto, in quegli anni, un videoclip trasmesso da MTV potesse contribuire a cambiare completamente il destino di una canzone.

E proprio MTV avrebbe regalato agli a-ha una delle consacrazioni più importanti. Nel 1986 “Take on Me” conquistò sei MTV Video Music Awards, tra cui Best New Artist, Best Concept Video, Most Experimental Video, Best Direction, Best Special Effects e Viewer's Choice. Un riconoscimento che racconta bene quanto il video fosse diventato parte integrante del successo del brano: non era più semplicemente la canzone degli a-ha, era quel video degli a-ha.

Forse, però, la curiosità più bella è quella che si nasconde dietro il tempo. “Take on Me” è una canzone nata prima del suo successo, rielaborata dopo un primo tentativo fallito e accompagnata da un videoclip realizzato con una tecnica artigianale in un'epoca lontanissima dalla grafica digitale di oggi. Eppure continua a essere riconosciuta anche da generazioni che negli anni Ottanta non erano ancora nate.

Forse perché quella pagina di fumetto non ha mai smesso davvero di aprirsi.

Ogni volta che parte il sintetizzatore, una matita torna a tracciare quelle linee.

E per qualche minuto, realtà e fantasia tornano a incontrarsi.

Quando la musica diventa un ricordo

Forse è questo il segreto di “Take on Me”: non essere mai rimasta soltanto una canzone degli anni Ottanta. Il suo suono appartiene a quell'epoca, il sintetizzatore, la batteria elettronica, l'estetica del videoclip raccontano un momento preciso della storia della musica. Ma l'emozione che contiene non ha età. È il desiderio di avvicinarsi a qualcuno, la paura di perdere un'occasione, la voglia di lasciarsi alle spalle per qualche istante la realtà e provare a vivere qualcosa di diverso.

Gli a-ha sono riusciti a trasformare tutto questo in una canzone che sembra muoversi continuamente tra due mondi. Quello reale, fatto di giornate qualunque e di televisori accesi, e quello immaginario, fatto di matite, fumetti e possibilità. Ed è proprio nel punto in cui questi due mondi si incontrano che “Take on Me” continua a vivere.

A più di quarant'anni dalla sua pubblicazione, quelle prime note hanno ancora la capacità di fermare il tempo. Il sintetizzatore comincia a correre, la voce di Morten Harket sale verso il cielo e per un attimo tutto sembra sospeso. Non importa dove siamo o quanti anni abbiamo: quella melodia riesce ancora ad aprire una porta.

Forse verso un ricordo.

Forse verso un sogno.

O semplicemente verso quel luogo dove la musica riesce a trasformare per qualche minuto la realtà in qualcosa di diverso.

La pagina, alla fine, si richiude.

Ma la musica continua.

E forse è proprio per questo che, ogni volta che ascoltiamo “Take on Me”, abbiamo ancora voglia di attraversarla.

💿 Scheda tecnica

🎤 Artista: a-ha
🎵 Titolo: “Take on Me”
📅 Anno: 1985
💿 Album: Hunting High and Low
✍️ Autori: Morten Harket, Magne Furuholmen, Pål Waaktaar
🎚️ Produttore: Alan Tarney
🎼 Genere: Synth-pop / Pop rock
⏱️ Durata: 3:48
🌍 Etichetta: Warner Bros. Records
🇺🇸 Billboard Hot 100: #1
🏆 MTV Video Music Awards 1986: 6 premi



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