“Automatic for the People”: il viaggio dei R.E.M. dentro la memoria
Ci sono album che raccontano un'epoca e poi ce ne sono altri che, quasi senza accorgercene, finiscono per raccontare noi. Sono quei dischi che possiamo riascoltare dopo dieci, venti o trent'anni e che riescono ancora a riportarci esattamente nello stesso punto della nostra vita in cui li avevamo incontrati la prima volta. Non è soltanto una questione di musica. È qualcosa di più difficile da spiegare, perché una canzone può diventare un luogo, una fotografia, una voce capace di riportare alla luce un ricordo che pensavamo di aver dimenticato. “Automatic for the People” dei R.E.M. è uno di quegli album. Pubblicato il 5 ottobre 1992, arriva dopo il successo enorme di “Out of Time” e di “Losing My Religion” , quando Michael Stipe, Peter Buck, Mike Mills e Bill Berry avrebbero potuto semplicemente seguire la strada del successo e provare a ripetere quella formula. Invece fanno esattamente il contrario. Rallentano. Si prendono il tempo necessario per costruire un album più rifless...

