Mattone dopo mattone: il viaggio emotivo di The Wall dei Pink Floyd
C’è un momento, nella storia della musica, in cui un album smette di essere una semplice raccolta di canzoni e diventa un luogo interiore. Un paesaggio emotivo. Un confine invisibile che separa ciò che siamo da ciò che cerchiamo di nascondere. “The Wall” dei Pink Floyd è esattamente questo. Non si ascolta. Si attraversa. Quando esce il 30 novembre 1979, il mondo sembra pronto, o forse solo stanco abbastanza, per guardarsi allo specchio senza distogliere lo sguardo. “The Wall” arriva come una crepa improvvisa, un racconto che non consola ma espone. È un viaggio dentro la solitudine, dentro il trauma, dentro quel bisogno umano di protezione che spesso finisce per diventare isolamento. Doppio album imponente e visionario, “The Wall” si impone subito come un fenomeno globale. Conquista le classifiche di mezzo mondo, resta per settimane al numero uno negli Stati Uniti e supera i 30 milioni di copie vendute, diventando uno dei dischi più venduti di sempre. Ma questi numeri non spiegano ...


