“Elevation”: quando i Black Eyed Peas trasformano il mondo in una pista da ballo

È il 2022. Le città hanno ricominciato a riempirsi, i locali hanno riacceso le loro luci e, dopo mesi trascorsi ad ascoltare musica attraverso uno schermo, finalmente una canzone può tornare ad avere un volume diverso. Quello di una folla che canta insieme, di un basso che vibra sotto i piedi, di una pista da ballo che torna a riempirsi. Il mondo non ha ancora dimenticato quello che ha attraversato, ma sembra avere finalmente voglia di lasciarselo alle spalle, almeno per una notte.

È proprio in questo momento che arrivano i Black Eyed Peas con “Elevation”.

Il titolo non potrebbe essere più appropriato. Elevation significa salire, elevarsi, cambiare prospettiva. E l'album sembra nascere esattamente con questo spirito: prendere tutto quello che è successo negli anni precedenti, metterlo per un momento da parte e trasformare la musica in un biglietto per tornare a vivere.

Quando “Elevation” viene pubblicato l'11 novembre 2022, i Black Eyed Peas sono ormai lontani dall'essere soltanto il gruppo hip hop che, agli inizi della propria carriera, cercava il proprio spazio nella scena americana. Sono diventati una delle realtà pop più riconoscibili al mondo, capaci di attraversare generi, generazioni e continenti. Dai primi anni segnati dall'hip hop fino all'esplosione planetaria di “Elephunk” e “Monkey Business”, passando per il successo gigantesco di “The E.N.D.” e per hit come “Where Is the Love?”, “Boom Boom Pow” e “I Gotta Feeling”, la loro storia è diventata una lunga trasformazione.

Con “Elevation”, quella trasformazione sembra arrivare a un nuovo punto.

Dopo “Translation”, pubblicato nel 2020 e fortemente influenzato dalla musica latina, will.i.am, apl.de.ap e Taboo continuano a guardare oltre i confini americani. Ma questa volta lo fanno con una squadra ancora più internazionale. Anitta ed El Alfa, Anuel AA, Daddy Yankee, Nicky Jam, Shakira, David Guetta, Nicole Scherzinger e Ozuna entrano nel mondo sonoro dell'album, portando con sé lingue, culture e tradizioni musicali differenti.

È una scelta che racconta molto bene il mondo musicale nel quale i Black Eyed Peas si sono ormai trasformati.

Non esiste più una sola direzione.

Il pop dialoga con il reggaeton, l'hip hop incontra la dance, la house si mescola alla musica latina e un ritornello può attraversare l'oceano in poche ore. “Elevation” non cerca di scegliere quale di questi linguaggi sia quello giusto. Li prende tutti e li mette insieme, come se fossero persone diverse che si incontrano nella stessa festa.

Ed è proprio questa la sensazione che attraversa l'album.

Non quella di un disco costruito per dimostrare qualcosa, ma di una raccolta di canzoni nate per far muovere le persone. Per accompagnare una serata, un viaggio in macchina, una festa, una spiaggia, un concerto. Per trasformare un momento qualsiasi in qualcosa da ricordare.

Dietro i ritmi elettronici, le percussioni latine, i bassi profondi e i ritornelli immediati c'è infatti un'idea molto semplice: la musica può ancora essere un luogo nel quale incontrarsi.

E dopo tutto quello che il mondo aveva vissuto, forse non era un messaggio così banale.

“Elevation” arriva quindi come una sorta di fotografia musicale di quel momento. Un album colorato, internazionale, sfacciatamente pop e profondamente legato alla cultura dance, nel quale passato e presente si incontrano continuamente. Persino una canzone come “Bailar Contigo”, realizzata con Daddy Yankee, riesce a guardare indietro fino agli anni Novanta attraverso un riferimento a “Scatman (Ski-Ba-Bop-Ba-Dop-Bop)” di Scatman John.

È il passato che ritorna, ma con un ritmo diverso.

Ed è forse questa la cosa più interessante dei Black Eyed Peas: hanno imparato a cambiare senza smettere di essere riconoscibili. A prendere ciò che arriva da lontano, mescolarlo con ciò che sta accadendo adesso e trasformarlo in qualcosa che possa funzionare davanti a migliaia di persone.

“Elevation” è esattamente questo.

Un disco nato in un momento nel quale avevamo bisogno di tornare fuori di casa, di incontrarci, di viaggiare e soprattutto di sentire di nuovo la musica sulla pelle.

Perché qualche volta non serve una risposta.

Serve soltanto una canzone.

Una luce che si accende.

Un basso che comincia a pulsare.

E qualcuno che, dall'altra parte della pista, alza le mani verso il cielo.

È da lì che comincia l'elevazione.


L'album

Il mondo dopo la tempesta: il contesto di “Elevation”

Per capire davvero “Elevation” bisogna tornare a quel particolare momento in cui il mondo stava cercando di riprendere il proprio ritmo. È il 2022 e la musica, dopo essere stata per mesi confinata dentro le nostre case, sta lentamente tornando a occupare gli spazi per i quali era nata. I concerti riaprono le loro porte, i festival tornano a riempire i calendari, i locali ricominciano ad accendere le luci fino a tarda notte e soprattutto le persone tornano a stare insieme. Sembra quasi una cosa normale, ma dopo due anni nei quali anche un abbraccio era diventato qualcosa da evitare, ritrovarsi in mezzo a centinaia o migliaia di persone assume un significato diverso. Una canzone ascoltata in cuffia non è più sufficiente: c'è bisogno del volume, delle luci, del battito che arriva dal pavimento, delle voci degli altri che si uniscono alla propria. La musica torna a essere esperienza.

È proprio dentro questa atmosfera che i Black Eyed Peas pubblicano “Elevation”. La band arriva a questo appuntamento dopo una carriera ormai lunga più di vent'anni e dopo aver attraversato alcune delle trasformazioni più evidenti della musica popolare contemporanea. Quando will.i.am, apl.de.ap e Taboo iniziano il loro percorso, il loro mondo è soprattutto quello dell'hip hop. Con il passare degli anni, però, quel confine diventa sempre più sottile: arrivano il pop, l'R&B, l'elettronica, la dance e, infine, il mondo intero. Il successo di “Elephunk” nel 2003 aveva già mostrato che i Black Eyed Peas potevano trasformare il rap in qualcosa di accessibile a un pubblico molto più ampio; “Monkey Business” aveva consolidato quella direzione, mentre “The E.N.D.” aveva portato la band dentro una dimensione completamente nuova, quella delle grandi hit da classifica e dei dancefloor internazionali. “Boom Boom Pow” e “I Gotta Feeling” non erano più semplicemente canzoni dei Black Eyed Peas: erano diventate colonne sonore di un'epoca.

La band aveva imparato una cosa fondamentale: la musica pop non deve necessariamente scegliere una sola identità. Può cambiare pelle senza perdere il proprio volto. “Elevation” nasce proprio da questa consapevolezza e arriva dopo “Translation”, pubblicato nel 2020, un album nel quale la componente latina aveva assunto un ruolo centrale. La collaborazione con artisti come J Balvin, Maluma e Shakira aveva mostrato quanto i Black Eyed Peas fossero ormai interessati a un mercato e a un linguaggio musicale che non potevano più essere considerati semplicemente una nicchia. Il latino era diventato pop, il reggaeton era diventato internazionale e i Black Eyed Peas erano nel posto perfetto per raccontare questa trasformazione.

Con “Elevation” il processo continua, ma assume una dimensione ancora più ampia. Basta guardare l'elenco degli ospiti per capire che non siamo davanti al classico album nel quale una band invita qualche artista amico. Qui sembra di assistere a una vera e propria riunione della musica internazionale: Anitta porta il Brasile, El Alfa la Repubblica Dominicana, Anuel AA e Nicky Jam il mondo urbano latino, Daddy Yankee la storia del reggaeton, Ozuna una delle sue voci più riconoscibili. Poi ci sono Shakira e David Guetta, due artisti capaci come pochi altri di attraversare i confini geografici e trasformare una canzone in un fenomeno globale. E in mezzo a tutto questo ci sono i Black Eyed Peas, non tanto come semplici padroni di casa, ma come registi di una festa internazionale.

È questo uno degli aspetti più interessanti dell'album: ogni ospite porta qualcosa di riconoscibile, ma la produzione cerca continuamente di ricondurre tutto dentro lo stesso universo sonoro. Non importa se il ritmo arriva dal reggaeton, dalla house o dall'hip hop; alla fine deve funzionare sulla pista da ballo. E la pista da ballo, nel mondo di “Elevation”, diventa quasi un luogo senza geografia. Non c'è Los Angeles, non c'è Miami, non c'è Madrid, non c'è San Juan. Ci sono tutte insieme. La musica del 2022 è ormai diventata un territorio nel quale le distanze si sono accorciate enormemente: una melodia nata in America Latina può diventare una hit in Europa, un produttore francese può costruire una canzone insieme a un gruppo americano e un'artista brasiliana può diventare protagonista di una produzione destinata al pubblico mondiale. I Black Eyed Peas sembrano perfettamente consapevoli di questa nuova realtà e la trasformano in un album.

Ma “Elevation” non è soltanto il risultato di una strategia musicale. C'è anche un elemento generazionale. Per chi aveva scoperto i Black Eyed Peas negli anni Duemila, il gruppo rappresentava già allora qualcosa di particolare: la possibilità di passare dall'hip hop alla radio pop, dal club al grande festival, senza che nessuno di questi mondi sembrasse davvero estraneo. Nel 2022 quella generazione è cresciuta. Le persone che avevano ballato “I Gotta Feeling” nelle feste degli anni Duemila ora hanno trent'anni, quaranta, magari una famiglia, un lavoro, una vita completamente diversa. Ma quando parte un certo ritmo, la memoria sa ancora dove andare. Ed è qui che “Elevation” trova una delle sue chiavi più interessanti: non cerca di ricreare il passato, lo prende e lo aggiorna.

Persino “Bailar Contigo” contiene questa idea. Il campionamento di “Scatman (Ski-Ba-Bop-Ba-Dop-Bop)” riporta dentro il presente un frammento di una hit del 1994, come se per qualche secondo una vecchia pista da ballo si materializzasse dentro una produzione contemporanea. È un dettaglio che racconta molto più di quanto potrebbe sembrare, perché la musica funziona spesso così: noi pensiamo di ascoltare il presente, ma dentro una canzone può nascondersi un ricordo di trent'anni prima. Un ritmo, una voce, una melodia e improvvisamente non siamo più nel 2022. Siamo di nuovo davanti a una radio, in macchina, in discoteca, in una stanza piena di amici. È la forza della memoria musicale, ed è anche ciò che permette a “Elevation” di parlare contemporaneamente a più generazioni.

Ma soprattutto, il disco sembra avere una missione precisa: restituire leggerezza. Dopo anni nei quali la musica era stata spesso accompagnata da paura, isolamento e incertezza, i Black Eyed Peas scelgono di non appesantire il messaggio. Non vogliono spiegare il mondo, vogliono farci stare dentro. “Don't You Worry” lo dice già dal titolo, “Dance 4 U” lo trasforma in movimento, “Jump” in energia e “Simply The Best” in autostima. Sono prospettive diverse della stessa idea: la vita continua e qualche volta bisogna semplicemente alzare il volume abbastanza da riuscire a sentirla.

Forse è proprio per questo che il titolo “Elevation” funziona così bene. Non indica soltanto una direzione musicale, ma uno stato d'animo: salire sopra le difficoltà, guardare il mondo da una prospettiva diversa, lasciare a terra, almeno per qualche minuto, tutto quello che pesa. Nel 2022 i Black Eyed Peas non hanno bisogno di dimostrare di essere ancora capaci di costruire una hit. Lo hanno già fatto decine di volte. Questa volta vogliono ricordarci qualcosa di ancora più semplice: che dopo una tempesta, prima o poi, qualcuno deve avere il coraggio di riaccendere la musica. E loro decidono di farlo nel modo che conoscono meglio: con un ritmo abbastanza forte da far tornare il mondo a ballare.

Dentro “Elevation”: quando il ritmo diventa una lingua universale

Dopo aver attraversato il contesto nel quale nasce “Elevation”, è il momento di entrare dentro le sue canzoni, perché è proprio qui che l'album rivela la sua vera identità. Non c'è una storia raccontata dall'inizio alla fine, non c'è un concept preciso che accompagna l'ascoltatore attraverso quindici capitoli collegati tra loro. C'è piuttosto una sensazione che ritorna continuamente: quella di voler lasciare per qualche ora tutto il resto fuori dalla porta e concedersi alla musica. I Black Eyed Peas costruiscono così un album nel quale il ritmo diventa il vero filo conduttore e nel quale hip hop, pop, elettronica, house, R&B e musica latina si incontrano senza mai chiedersi a quale genere appartengano davvero.

Fin dalle prime note di “Simply The Best”, realizzata con Anitta ed El Alfa, l'intenzione è evidente. Il brano apre il disco con un'esplosione di energia e trasforma immediatamente “Elevation” in una festa. Il titolo stesso è una dichiarazione: sentirsi al massimo, vivere il momento, non avere paura di mostrarsi. La presenza di Anitta porta dentro la canzone la sensualità e l'energia della musica brasiliana, mentre El Alfa aggiunge quella componente urbana e dominicana che rende il brano ancora più internazionale. Ma sopra tutto c'è la produzione dei Black Eyed Peas, costruita per essere immediata, fisica, quasi impossibile da ascoltare restando immobili. È un'apertura che dice al pubblico cosa aspettarsi: qui non si viene per stare fermi.

Poi arriva “Muevelo”, con Anuel AA e Marshall Jefferson, e il viaggio cambia leggermente direzione. Il titolo, “muovilo”, è quasi un ordine, ma sotto la superficie del brano c'è qualcosa di più interessante: l'incontro tra il reggaeton e la house. La presenza di Marshall Jefferson, figura fondamentale della Chicago house, crea un ponte tra due mondi che appartengono a epoche e culture differenti. Da una parte la tradizione della club culture americana nata negli anni Ottanta, dall'altra il reggaeton diventato negli anni Duemila uno dei linguaggi più importanti della musica pop mondiale. I Black Eyed Peas li mettono nello stesso spazio e dimostrano ancora una volta di avere una particolare capacità nel trasformare influenze differenti in qualcosa di immediatamente riconoscibile.

Con “Audios” il disco continua a muoversi dentro l'elettronica, mentre “Double D'z”, con J. Rey Soul, introduce una dimensione più sensuale. Sono brani nei quali il testo non ha necessariamente bisogno di raccontare una storia complessa: il significato passa attraverso l'atmosfera, il ritmo e il modo in cui le voci si incastrano nella produzione. È una caratteristica tipica di “Elevation”: alcune canzoni non chiedono di essere decifrate, ma semplicemente vissute. Sono tracce da mettere durante una serata, da ascoltare in macchina, da lasciare scorrere mentre la musica costruisce lentamente il proprio spazio.

E poi arriva “Bailar Contigo”, con Daddy Yankee, uno dei momenti più interessanti dell'album. Qui la componente latina diventa protagonista, ma la canzone nasconde anche un piccolo gioco con la memoria. Dentro il ritmo contemporaneo compare infatti il riferimento a “Scatman (Ski-Ba-Bop-Ba-Dop-Bop)” di Scatman John, trasformando una delle hit dance più riconoscibili degli anni Novanta in un frammento di una nuova canzone. È una scelta che racconta perfettamente il modo in cui i Black Eyed Peas guardano alla musica: niente viene davvero dimenticato, tutto può tornare sotto una forma differente. Un suono che apparteneva a una discoteca degli anni Novanta può improvvisamente ritrovarsi dentro una produzione reggaeton del 2022 e parlare a chi lo ricorda, ma anche a chi lo ascolta per la prima volta.

Con “Get Down”, realizzata con Nicky Jam, il viaggio prosegue ancora una volta verso il mondo latino, mentre “Dance 4 U” riporta il disco verso una dimensione più esplicitamente dance. Il titolo stesso è quasi una dichiarazione d'amore alla pista da ballo: ballare per qualcuno, trasformare il movimento in una forma di comunicazione. “Guarantee” continua su questa linea e aggiunge un'altra sfumatura alla voce di J. Rey Soul, artista che negli ultimi anni è diventata una presenza importante nell'universo dei Black Eyed Peas.

Poi c'è “Filipina Queen”, una canzone che aggiunge un altro elemento identitario al viaggio. È un dettaglio importante perché ricorda come la dimensione globale dei Black Eyed Peas non sia soltanto una scelta commerciale o una successione di collaborazioni internazionali. Le radici di apl.de.ap, nato nelle Filippine, fanno parte della storia del gruppo e trovano qui uno spazio particolarmente evidente. Il brano diventa così anche un piccolo omaggio a quella cultura che accompagna il percorso personale del membro fondatore della band.

Quando arriva “Jump”, il messaggio torna a essere quello più immediato dell'intero album. Saltare, muoversi, lasciarsi andare. È quasi impossibile cercare una metafora più semplice per descrivere “Elevation”. Il disco vuole continuamente spingere l'ascoltatore verso l'alto e “Jump” lo fa letteralmente attraverso il ritmo. “In The Air” continua invece questa sensazione di sospensione, mentre “Fire Starter” riporta l'energia verso una dimensione ancora più esplosiva.

Nella parte finale arriva “No One Loves Me”, con Nicole Scherzinger, che introduce una sfumatura più pop e melodica. Dopo tanta energia, il disco concede finalmente un momento nel quale la voce e la melodia possono respirare maggiormente. Ma la festa non è ancora finita, perché subito dopo arriva “Don't You Worry”, la collaborazione con Shakira e David Guetta che aveva anticipato l'uscita dell'album. Ed è probabilmente qui che il messaggio di “Elevation” trova la sua forma più immediata: non importa quanto il mondo possa sembrare complicato, per qualche minuto possiamo scegliere di non preoccuparci.

La conclusione arriva con “L.O.V.E.”, insieme a Ozuna, e sembra quasi chiudere il cerchio. Dopo quindici canzoni nelle quali si sono incontrati rap, pop, dance, house e musica latina, quello che rimane non è tanto una definizione di genere quanto una sensazione. “Elevation” è un album che parla di movimento, di desiderio, di libertà e di condivisione. Le parole possono cambiare, gli artisti possono arrivare da continenti differenti, i ritmi possono prendere strade diverse, ma l'obiettivo rimane sempre lo stesso: creare un punto d'incontro attraverso la musica.

Ed è forse proprio questa la vera forza del disco. I Black Eyed Peas non cercano di raccontarci un mondo perfetto. Sanno che il mondo reale è molto più complicato. Ma per quasi un'ora costruiscono un luogo nel quale possiamo lasciarlo fuori. Un luogo fatto di luci, bassi, voci e ritornelli. Un luogo nel quale non importa da dove vieni, quale lingua parli o quale musica ascolti normalmente.

Quando parte il ritmo, siamo tutti sulla stessa pista.

E per i Black Eyed Peas, questa è l'elevazione.

I singoli: le canzoni che hanno acceso “Elevation”

Prima ancora che “Elevation” arrivasse nei negozi e sulle piattaforme digitali, alcune delle sue canzoni avevano già iniziato a raccontare la direzione del nuovo progetto. I Black Eyed Peas scelgono di non presentare l'album tutto insieme, ma di accompagnarlo attraverso singoli capaci di mostrare, uno dopo l'altro, le diverse anime di questo nuovo capitolo. È un percorso che parte dall'ottimismo, attraversa la festa e arriva alla contaminazione tra pop, dance e musica latina. Tre canzoni, in particolare, diventano le porte d'ingresso attraverso le quali il pubblico può entrare nel mondo di “Elevation”.

“Don’t You Worry” – Black Eyed Peas, Shakira e David Guetta

La prima porta si apre il 17 giugno 2022 con “Don’t You Worry”. Per questa nuova avventura i Black Eyed Peas chiamano accanto a sé due nomi che sembrano appartenere a mondi differenti, ma che conoscono perfettamente il linguaggio delle grandi hit internazionali: Shakira e David Guetta. Il risultato è una canzone costruita intorno a un messaggio tanto semplice quanto necessario: non preoccuparti, continua a guardare avanti, perché le cose possono ancora andare bene.

Ascoltata nel contesto del 2022, quella frase assume un peso particolare. Il mondo sta cercando di tornare alla normalità e una canzone che invita a lasciarsi alle spalle le paure sembra quasi arrivare nel momento giusto. La produzione di Guetta porta il brano direttamente verso il dancefloor, con una struttura elettronica luminosa e un ritornello pensato per essere cantato insieme. La voce di Shakira aggiunge quella riconoscibilità internazionale che trasforma il brano in qualcosa di immediatamente familiare, mentre i Black Eyed Peas mantengono il controllo della direzione sonora.

“Don’t You Worry” non pretende di dare risposte. Non racconta una grande storia e non cerca una profondità che non appartiene alla sua natura. Fa qualcosa di più semplice: prende una frase che tutti, prima o poi, abbiamo avuto bisogno di sentirci dire e la trasforma in una canzone da cantare a volume alto.

E forse proprio per questo funziona.

Perché qualche volta, dopo una tempesta, sentirsi dire “non preoccuparti” è già un piccolo modo per ricominciare.

“Simply The Best” – Black Eyed Peas, Anitta ed El Alfa

Qualche mese dopo, il 28 ottobre, arriva “Simply The Best”, e l'atmosfera cambia completamente. Se “Don’t You Worry” aveva mostrato il lato più luminoso e rassicurante dell'album, questa volta i Black Eyed Peas decidono di alzare il volume e trasformare tutto in una celebrazione.

Al fianco di will.i.am, apl.de.ap e Taboo arrivano Anitta ed El Alfa, due artisti capaci di rappresentare perfettamente la dimensione internazionale verso la quale il gruppo si è ormai spostato. Il brano mescola pop, hip hop e sonorità latine dentro una produzione costruita per il movimento, mentre il titolo diventa una vera dichiarazione d'intenti: essere i migliori, sentirsi i migliori, vivere il momento senza preoccuparsi troppo di quello che succederà domani.

È una canzone che non ha intenzione di chiedere permesso. Arriva con energia, costruisce il ritmo e lascia che sia il corpo a seguire la musica. In questo senso rappresenta forse meglio di qualsiasi altra traccia la filosofia di “Elevation: non bisogna sempre trovare un significato nascosto. A volte una canzone deve semplicemente farci sorridere, ballare e sentirci invincibili per tre minuti.

Ed è proprio questa leggerezza, apparentemente semplice, a renderla perfetta per il progetto.


“Bailar Contigo” – Black Eyed Peas e Daddy Yankee

Il terzo capitolo arriva con “Bailar Contigo”, pubblicato nel marzo 2023. L'album è ormai uscito da diversi mesi, ma i Black Eyed Peas decidono di continuare a farlo vivere attraverso un brano che rappresenta alla perfezione la sua anima latina. E per farlo scelgono un nome che non ha bisogno di presentazioni: Daddy Yankee.

Il titolo significa “ballare con te” e non potrebbe esserci definizione più precisa per descrivere la canzone. Il ritmo reggaeton prende il centro della scena, mentre le voci di Daddy Yankee e dei Black Eyed Peas si incontrano dentro una produzione costruita per il movimento. Ma dietro quella superficie apparentemente semplice c'è uno degli elementi più curiosi dell'intero album: “Bailar Contigo” contiene infatti un riferimento a “Scatman (Ski-Ba-Bop-Ba-Dop-Bop)” di Scatman John.

Ed è qui che il passato entra improvvisamente nel presente.

Chi è cresciuto negli anni Novanta riconosce quel frammento quasi istintivamente. Per un attimo la memoria porta indietro nel tempo, magari a una radio accesa, a una discoteca, a una festa di quegli anni. Poi il ritmo torna contemporaneo e ci ritroviamo nuovamente dentro il mondo latino del 2022.

È un piccolo dettaglio, ma racconta molto bene il modo in cui i Black Eyed Peas costruiscono la propria musica. Il gruppo non sembra interessato a scegliere tra passato e presente. Preferisce metterli insieme. Prendere un frammento della cultura pop di ieri, mescolarlo con i suoni di oggi e trasformarlo in qualcosa di nuovo.

E così “Bailar Contigo” diventa quasi un ponte musicale tra generazioni.


Tre singoli, una sola direzione

Guardati insieme, i tre singoli raccontano perfettamente il percorso di “Elevation”. “Don’t You Worry” rappresenta la voglia di tornare a guardare avanti, “Simply The Best” celebra il presente e “Bailar Contigo” porta il disco verso la dimensione latina, aggiungendo persino un piccolo frammento della memoria dance degli anni Novanta.

Tre canzoni molto diverse, ma unite dalla stessa idea: la musica come forma di evasione, condivisione e movimento.

Non è un caso che tutte abbiano un legame così forte con il ballo. I Black Eyed Peas conoscono da sempre il potere di una canzone capace di trasformare una serata qualsiasi in un momento collettivo. È quello che avevano fatto con “I Gotta Feeling”, è quello che avevano portato all'estremo con “Boom Boom Pow”, ed è quello che continuano a fare qui, semplicemente cambiando gli strumenti e ampliando il proprio vocabolario.

“Elevation” non vuole essere ascoltato soltanto.

Vuole essere vissuto.

E i suoi singoli sono le tre luci più forti di quella pista da ballo che i Black Eyed Peas hanno costruito per quasi un'ora.

Una pista senza confini, dove il pop incontra il reggaeton, la dance incontra l'hip hop e il passato può improvvisamente tornare a ballare insieme al presente.

Curiosità

Le curiosità di “Elevation”: quando passato e presente si incontrano

🎧 Un album che arriva al nono capitolo

Dietro la superficie festaiola di “Elevation” si nasconde innanzitutto un dato importante: è il nono album in studio dei Black Eyed Peas. Arriva dopo “Translation” e rappresenta la prosecuzione di una trasformazione iniziata molti anni prima. Se agli esordi il gruppo era profondamente legato alla scena hip hop americana, nel corso della propria carriera ha progressivamente costruito un'identità capace di assorbire pop, elettronica, R&B, dance e musica latina. “Elevation” non è quindi una svolta improvvisa, ma il punto d'arrivo di un viaggio cominciato molto tempo prima.

🌎 Una squadra senza confini

Una delle caratteristiche più evidenti dell'album è l'impressionante numero di collaborazioni. In quindici brani entrano artisti provenienti da mondi musicali molto differenti: Anitta, El Alfa, Anuel AA, Daddy Yankee, Nicky Jam, J. Rey Soul, Nicole Scherzinger, Shakira, David Guetta e Ozuna. Non è soltanto una lunga lista di ospiti prestigiosi: è quasi una fotografia della musica pop degli anni Duemilaventi, quando le collaborazioni internazionali sono diventate uno degli strumenti più importanti per abbattere i confini tra mercati e culture. I Black Eyed Peas sembrano trasformarsi nel punto d'incontro di questa nuova musica globale, lasciando che ogni ospite porti nel disco una parte della propria identità.

🕺 Il fantasma di Scatman

Tra tutte le collaborazioni, quella di “Bailar Contigo” nasconde probabilmente la sorpresa più divertente. La canzone, realizzata insieme a Daddy Yankee, guarda infatti direttamente agli anni Novanta attraverso il campionamento di “Scatman (Ski-Ba-Bop-Ba-Dop-Bop)” di Scatman John. È uno di quei piccoli dettagli che possono sfuggire al primo ascolto, ma che acquistano un significato particolare quando vengono riconosciuti. La voce e il ritmo di Scatman John appartengono a una stagione completamente diversa della musica dance, eppure finiscono dentro una produzione contemporanea legata al reggaeton. È come se una vecchia radio accesa negli anni Novanta fosse rimasta nascosta dentro una canzone del 2022.

🏠 Dalla Chicago house al reggaeton

Anche “Muevelo” contiene una curiosità che merita attenzione. Accanto ad Anuel AA compare infatti Marshall Jefferson, uno dei nomi fondamentali nella nascita e nello sviluppo della Chicago house. La sua presenza crea un collegamento ideale tra la cultura dei club americani degli anni Ottanta e la nuova scena urbana e latina. È un incontro apparentemente improbabile, ma perfettamente coerente con il modo di lavorare dei Black Eyed Peas: prendere linguaggi differenti, metterli nello stesso studio e vedere cosa succede quando iniziano a dialogare.

🇵🇭 Un omaggio alle radici di apl.de.ap

Poi c'è “Filipina Queen”, un brano che assume un significato particolare se si conosce la storia di apl.de.ap. Nato nelle Filippine e trasferitosi negli Stati Uniti da bambino, il membro dei Black Eyed Peas ha sempre mantenuto un legame molto forte con le proprie origini. La canzone rappresenta quindi anche un piccolo ritorno alle radici all'interno di un album che, paradossalmente, parla soprattutto di quanto la musica sia capace di superare i confini. È un dettaglio che ricorda come dietro la dimensione internazionale del gruppo ci siano anche storie personali.

🚀 Il significato di “Elevation”

C'è poi una curiosità che riguarda proprio il titolo. “Elevation” non è soltanto una parola scelta perché suona bene accanto a un album dance. Il concetto di elevarsi, di salire, di guardare le cose da una prospettiva diversa attraversa idealmente tutto il progetto. Dopo gli anni difficili della pandemia, quella parola assume quasi un significato simbolico: tornare a muoversi, tornare a incontrarsi, tornare a vivere gli spazi collettivi. Non è un disco costruito sulla malinconia di ciò che è stato, ma sulla voglia di guardare avanti.

🔄 Un album costruito sulla contaminazione

Forse è proprio questo l'aspetto più interessante di “Elevation”: la capacità di trasformare riferimenti differenti in qualcosa di immediatamente accessibile. Una citazione dance degli anni Novanta, una leggenda della house, una superstar del reggaeton, una cantante brasiliana e un produttore europeo possono convivere nella stessa esperienza musicale senza che il risultato sembri un semplice collage. Il gruppo funziona come un filo che tiene insieme questi mondi.

🌐 La vera “Elevation” è diventare globali

Alla fine, la vera curiosità di “Elevation” potrebbe essere proprio questa: quanto è diventato grande il mondo musicale dei Black Eyed Peas. Partiti dall'hip hop, sono arrivati a costruire una musica che sembra non avere più una sola patria. E forse è per questo che il loro pubblico può ritrovarsi così facilmente dentro queste canzoni: perché, sotto il ritmo e le collaborazioni, c'è qualcosa che conosciamo tutti.

La voglia di sentirci parte di qualcosa.

Di alzare il volume.

Di ballare.

E, almeno per qualche minuto, di lasciare il mondo un po' più in basso.

🎵 Scheda tecnica di “Elevation”

👤 Artista: Black Eyed Peas
💿 Titolo: “Elevation”
📅 Pubblicazione: 11 novembre 2022
🏷️ Etichetta: Epic Records / BEP Music
🎚️ Produzione: will.i.am e collaboratori
🔢 Numero album in studio: 9º
🎶 Numero di tracce: 15
⏱️ Durata complessiva: circa 56 minuti e 38 secondi
🎼 Generi: pop, hip hop, dance, elettronica, R&B, Latin pop, reggaeton
🌎 Lingue: principalmente inglese, con importanti elementi in spagnolo
🤝 Collaborazioni: Anitta, El Alfa, Anuel AA, Marshall Jefferson, J. Rey Soul, Daddy Yankee, Nicky Jam, Nicole Scherzinger, Shakira, David Guetta e Ozuna
🎧 Singoli estratti: “Don’t You Worry”, “Simply The Best” e “Bailar Contigo”
📀 Album precedente: “Translation” (2020)


🎼 Tracklist

#🎵 Brano🤝 Featuring⏱️ Durata
01“Simply The Best”Anitta, El Alfa3:56
02“Muevelo”Anuel AA, Marshall Jefferson4:14
03“Audios”3:40
04“Double D'z”J. Rey Soul3:20
05“Bailar Contigo”Daddy Yankee3:43
06“Get Down”Nicky Jam3:52
07“Dance 4 U”4:35
08“Guarantee”3:40
09“Filipina Queen”J. Rey Soul3:30
10“Jump”3:36
11“In The Air”3:40
12“Fire Starter”3:14
13“No One Loves Me”Nicole Scherzinger4:23
14“Don’t You Worry”Shakira, David Guetta3:14
15“L.O.V.E.”Ozuna3:57




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