“L’estate sta finendo”: la canzone dei Righeira che trasformò la malinconia in un tormentone

 Ci sono canzoni che appartengono a un'estate.

Le ascolti per caso, magari dalla radio di un'auto con i finestrini abbassati, in uno stabilimento balneare o durante una festa che sembra destinata a non finire mai. Restano legate a un profumo, a un tramonto, a una persona incontrata per pochi giorni. Poi il calendario gira pagina e, quasi senza accorgercene, quelle note scompaiono insieme alle vacanze.

E poi ci sono canzoni che fanno qualcosa di molto più difficile: non raccontano l'estate, ma il momento esatto in cui l'estate comincia a diventare un ricordo.

“L'estate sta finendo” dei Righeira appartiene a questa seconda categoria.

Bastano poche note per ritrovarsi immediatamente in quel limbo sospeso tra la fine di agosto e i primi giorni di settembre. Le spiagge iniziano a svuotarsi, gli ombrelloni vengono chiusi uno dopo l'altro, le giornate sembrano accorciarsi quasi all'improvviso e, nell'aria, compare quella malinconia difficile da spiegare. Non è ancora autunno, ma sappiamo già che qualcosa è cambiato.

Pubblicata nel 1985, “L'estate sta finendo” riuscì in un'impresa che ancora oggi appare quasi paradossale: diventare uno dei più grandi tormentoni estivi italiani parlando, fin dal titolo, della fine dell'estate. Mentre altre canzoni celebravano il sole, le discoteche, le vacanze e la leggerezza, i Righeira sceglievano di raccontare l'ultimo giorno. Quello in cui gli amici salutano, le valigie tornano a riempirsi e la quotidianità ricomincia lentamente a farsi sentire.

Ed è proprio questa contraddizione ad averla resa immortale.

Dietro l'elettronica brillante degli anni Ottanta, dietro il ritmo immediato e quel sax diventato uno dei suoni più riconoscibili del pop italiano, si nasconde infatti una canzone sorprendentemente malinconica. Non parla soltanto di un amore che si allontana o di una vacanza che termina: racconta la paura del tempo che passa, il desiderio di restare ancora per un po' in un'età in cui tutto sembra possibile e la consapevolezza, ancora confusa, che crescere significhi anche imparare a salutare ciò che non tornerà più.

Forse è per questo che il significato del brano cambia con noi.

Da adolescenti lo cantiamo come un ritornello allegro, senza soffermarci troppo sulle parole. Qualche anno dopo lo associamo ai ricordi delle nostre vacanze. Poi, quasi senza rendercene conto, arriva un momento in cui quelle immagini acquistano un peso diverso: la spiaggia vuota, i gabbiani che tornano in città, le persone che partono. E capiamo che non stavano raccontando soltanto la fine di agosto.

Stavano parlando di tutte le cose che, prima o poi, finiscono.

È questa la forza di “L'estate sta finendo”: essere contemporaneamente una fotografia perfetta dell'Italia degli anni Ottanta e una canzone capace di attraversare le generazioni. Ogni estate torna nelle playlist, nelle radio, nei ricordi. Ma noi, nel frattempo, siamo cambiati. E così, a ogni nuovo ascolto, sembra raccontarci qualcosa di diverso.

Quella che nel 1985 poteva sembrare semplicemente una hit irresistibile si è trasformata, con il passare degli anni, in una delle canzoni più nostalgiche e amate della musica italiana. Un piccolo racconto di tre minuti che custodisce il sapore delle ultime sere d'estate, quando il cielo è ancora caldo ma sappiamo già che presto arriveranno giorni diversi.

Perché alcune canzoni non appartengono a una stagione.

Appartengono al momento in cui ci accorgiamo che quella stagione non tornerà più.

E “L'estate sta finendo” continua, da oltre quarant'anni, a raccontarci proprio quell'istante.


☀️ Il singolo: quando l’estate deve ancora iniziare

Quando “L’estate sta finendo” arriva sul mercato, il paradosso è già tutto nel titolo.

È il 20 maggio 1985. L’estate deve ancora cominciare davvero, le vacanze sono ancora lontane e sulle spiagge italiane sta appena iniziando la stagione. Eppure i Righeira scelgono di cantare proprio ciò che normalmente nessuno vuole sentire in quel momento: la fine.

Dopo il successo di “Vamos a la playa” e “No tengo dinero”, il duo formato da Stefano Righi, Johnson, e Stefano Rota, Michael, avrebbe potuto puntare nuovamente sulla formula del tormentone spensierato. Invece sceglie una strada decisamente più particolare. La nuova canzone conserva l'immediatezza pop e quella dimensione elettronica così riconoscibile negli anni Ottanta, ma dentro porta una malinconia che emerge progressivamente, quasi nascosta dietro il ritmo.

Ed è proprio questo contrasto a renderla irresistibile.

 Da una parte c'è una melodia che sembra fatta per essere cantata tutti insieme, dall'altra c'è un testo che racconta l'assenza, la fine delle vacanze e la sensazione che qualcosa stia inevitabilmente scivolando via.

È una formula quasi perfetta.

La canzone viene pubblicata dalla CGD e conquista rapidamente il pubblico italiano, arrivando fino al primo posto della classifica. Ma il momento decisivo arriva durante l'estate: “L’estate sta finendo” vince infatti il Festivalbar 1985, una delle manifestazioni musicali più importanti dell'epoca.

E qui c'è tutta l'ironia della storia.

Una canzone che parla della fine dell'estate diventa una delle canzoni simbolo dell'estate stessa.

Il pubblico la canta sotto il sole, nelle piazze, alla radio, nelle feste. Il suo ritmo la trasforma in un tormentone, mentre le parole raccontano esattamente il contrario della spensieratezza tipica delle hit estive.

È come se i Righeira avessero preso il classico tormentone da spiaggia e gli avessero regalato una memoria.

Non è soltanto una canzone da ballare.

È una canzone da ricordare.

E forse proprio per questo il suo successo non si è esaurito con il 1985. A differenza di tanti tormentoni legati indissolubilmente alla loro stagione, “L’estate sta finendo” è riuscita a trasformarsi in un appuntamento quasi rituale: ogni volta che agosto lascia spazio a settembre, quelle note tornano a raccontare la stessa storia.

Una storia semplice, ma impossibile da dimenticare.

Perché mentre cantiamo che l'estate sta finendo, in fondo, stiamo cantando anche di tutte quelle estati che abbiamo vissuto e che non potranno più tornare esattamente come prima.

🌅 Una canzone nata prima dell'estate

La storia di “L’estate sta finendo” comincia molto prima di quel 1985 che l'ha trasformata in un classico.

La canzone, infatti, era già stata concepita da Stefano Righi, Johnson Righeira, prima ancora che i Righeira raggiungessero il grande successo con “Vamos a la playa”. Era una composizione appartenente alla sua prima fase artistica, ancora fortemente legata alla musica italiana degli anni Sessanta e a quella tradizione pop che aveva avuto tra i suoi protagonisti anche Edoardo Vianello e Peppino di Capri.

È un dettaglio importante, perché ci permette di guardare “L’estate sta finendo” da una prospettiva completamente diversa.

Non nasce come semplice tentativo di ripetere il successo di “Vamos a la playa”. Al contrario, possiede un'identità propria già nelle sue origini. Johnson Righeira ha raccontato che la prima versione apparteneva addirittura alla sua fase iniziale da solista e che il brano era molto diverso dalle successive produzioni del duo, maggiormente influenzate dalla new wave e dall'elettronica.

Poi, però, arriva il momento decisivo.

Avvicinandosi all'estate del 1985, la canzone viene ripresa e sviluppata insieme ai fratelli La Bionda, protagonisti fondamentali della scena italo-disco italiana. Il brano viene così trasformato, mantenendo la sua anima malinconica ma inserendola dentro quel linguaggio elettronico e pop che aveva ormai reso i Righeira immediatamente riconoscibili.

È qui che le due anime della canzone finiscono per incontrarsi.

Da una parte c'è la tradizione della canzone italiana, fatta di melodie semplici, sentimenti e storie d'amore. Dall'altra c'è l'universo sonoro dei Righeira: sintetizzatori, elettronica, ironia e quell'immaginario futuristico che aveva caratterizzato il duo.

E in mezzo c'è l'estate.

Ma non quella delle cartoline.

È l'estate osservata dal momento in cui comincia a sfuggire dalle mani.

Anche la storia sentimentale contenuta nel brano nasce, secondo il racconto dello stesso Johnson Righeira, più come uno stato d'animo immaginato che come il racconto di una precisa esperienza personale. L'idea era quella di una relazione destinata a finire ancora prima di essere realmente vissuta: una sorta di malinconia preventiva, perfettamente coerente con il carattere del pezzo.

Ed è forse proprio questa distanza dalla cronaca personale a rendere la canzone così universale.

Non racconta un'estate.

Racconta tutte le estati che finiscono.

E quando nel 1985 quella vecchia composizione viene finalmente completata e trasformata nel singolo che conosciamo, è pronta a diventare qualcosa di molto più grande di una semplice canzone stagionale.

È pronta a diventare una fotografia del tempo che passa.

💔 Il significato: quando finisce l’estate, finisce anche qualcosa di noi

A raccontarla superficialmente, “L’estate sta finendo” potrebbe sembrare la classica storia di un amore nato durante le vacanze e destinato a dissolversi insieme agli ultimi giorni di agosto.

E in parte è proprio così.

Ma fermarsi alla storia d'amore significherebbe perdere il cuore vero della canzone.

Perché dietro quella spiaggia che si svuota, gli ombrelloni che spariscono e i gabbiani che tornano verso la città c'è qualcosa di molto più grande: la consapevolezza che il tempo sta passando.

L'estate, nella canzone dei Righeira, diventa una specie di territorio sospeso. È il luogo della libertà, delle vacanze, degli incontri e soprattutto di quell'età in cui sembra ancora possibile rimandare il futuro.

Poi arriva settembre.

E improvvisamente tutto cambia.

La frase che apre il brano mette subito insieme due dimensioni diverse: la fine della stagione e la fine di un anno. Non è soltanto il calendario a voltare pagina: è il protagonista stesso che sente di stare diventando grande.

Ed è proprio questo il passaggio più malinconico.

Non vuole crescere.

Non vuole che quell'estate finisca perché, in fondo, non è pronto a lasciare alle spalle quella parte della propria vita. La fine delle vacanze diventa così una metafora della fine dell'adolescenza e dell'ingresso in una fase dell'esistenza nella quale il tempo comincia a essere percepito in modo diverso.

Poi c'è lei.

La ragazza conosciuta durante l'estate è ormai lontana. Quello che resta della loro storia è il ricordo di quei giorni trascorsi insieme e la sensazione che, con la partenza, qualcosa si sia spezzato definitivamente.

Il protagonista è rimasto solo.

E mentre l'estate si allontana, si insinua anche la consapevolezza che per lei potrebbe esserci già qualcun altro. L'amore estivo, proprio come l'estate, sembra destinato a non avere un seguito.

È qui che la canzone diventa universale.

Perché tutti abbiamo avuto qualcosa che apparteneva soltanto a una stagione della nostra vita.

Un'estate.

Un viaggio.

Un'amicizia.

Un amore.

Una persona che pensavamo sarebbe rimasta per sempre e che invece, semplicemente, un giorno è partita.

La genialità dei Righeira sta nel non trasformare questa malinconia in una ballata triste.

Al contrario, la canzone continua a muoversi, a pulsare, a essere immediatamente cantabile. È quella che Johnson Righeira ha definito una sorta di “allegra malinconia”: una contraddizione che diventa la vera identità del brano.

Ed è proprio questa combinazione a renderla così particolare.

La musica sembra dirci:

“Dai, canta, balla, sorridi.”

Il testo, invece, sussurra:

“Ma ricordati che tutto questo sta finendo.”

Anche il sax contribuisce a questa doppia lettura. Il suo intervento, potente e graffiante, irrompe dentro la struttura elettronica del brano e accentua proprio quella sensazione di nostalgia che attraversa le strofe. Johnson Righeira lo ha indicato come uno degli elementi fondamentali dell'arrangiamento, ricordando il contributo di Claudio Pascoli.

E così “L'estate sta finendo” diventa qualcosa di più di una canzone sulle vacanze.

È una canzone sul tempo.

Sul momento in cui ci accorgiamo che crescere significa anche perdere qualcosa.

Forse è per questo che funziona ancora oggi.

Perché ogni volta che la riascoltiamo non pensiamo necessariamente all'estate del 1985.

Pensiamo alla nostra estate.

A quella che abbiamo vissuto.

A quella che abbiamo perso.

E magari, per qualche minuto, a quella che vorremmo rivivere.

🎹 Musica e produzione: l'elettronica che nasconde la malinconia

Se il testo di “L’estate sta finendo” racconta una stagione che lentamente si spegne, la musica fa quasi l'opposto: corre, pulsa, illumina la canzone.

È proprio in questo contrasto che si trova una delle caratteristiche più affascinanti del brano.

Nel 1985 l'elettronica è ormai una componente fondamentale del pop italiano e internazionale, e i Righeira la utilizzano per costruire un suono immediatamente riconoscibile. La produzione è curata da Carmelo e Michelangelo La Bionda, con la collaborazione di musicisti come Sergio Conforti, futuro Rocco Tanica degli Elio e le Storie Tese, alle tastiere e alla programmazione, e Hermann Weindorf alle tastiere.

Ma l'elemento che cattura immediatamente l'attenzione arriva ancora prima delle voci.

È il sax.

Il brano si apre infatti con il suo suono e, come ha raccontato Johnson Righeira, proprio il sax di Claudio Pascoli rappresenta uno degli elementi più importanti dell'arrangiamento. Il suo timbro è potente, graffiante, quasi esplosivo: una scelta apparentemente lontana dall'immagine leggera del classico tormentone estivo, ma perfetta per sottolineare la malinconia nascosta nelle parole.

Ed è curioso come questo strumento riesca quasi a diventare un personaggio della canzone.

I sintetizzatori ci portano immediatamente dentro gli anni Ottanta. Il ritmo rende il brano ballabile. Le voci di Johnson e Michael Righeira mantengono quella leggerezza che aveva già caratterizzato il duo.

Poi arriva il sax e cambia tutto.

È come se, per qualche secondo, la maschera del tormentone si rompesse e lasciasse emergere la vera natura della canzone.

La nostalgia.

C'è poi un'altra particolarità nella costruzione del brano. La sezione che tutti ricordiamo, quella di “languidi brividi”, venne aggiunta in una fase successiva rispetto alla prima versione della canzone. Johnson Righeira ha spiegato che le strofe rappresentano in realtà il vero cuore del pezzo: è lì che si trovano le immagini più evocative e che la storia prende forma. L'inciso funziona quasi come una parentesi, prima di riportarci nuovamente verso le strofe e verso quel sax così caratteristico.

È una struttura particolare per una canzone destinata a diventare un tormentone.

Normalmente ci aspetteremmo che fosse il ritornello a dominare tutto.

Qui, invece, sono le immagini delle strofe a rimanere impresse: la spiaggia che si svuota, i gabbiani che arrivano in città, la consapevolezza che l'estate è finita e che la persona amata non è più accanto al protagonista.

La musica fa da contrappunto.

Il testo guarda indietro.
La musica continua ad andare avanti.

Ed è forse questa la magia di “L’estate sta finendo”.

Non è una ballata malinconica travestita da tormentone.

È qualcosa di più sottile: una canzone malinconica che ha trovato nella musica elettronica, nel ritmo e nel sax il modo di sorridere mentre parla della fine.

Johnson Righeira ha definito questa particolare combinazione una sorta di “allegra malinconia”. E difficilmente si potrebbe trovare una definizione più precisa per descrivere il suono del brano.

Perché mentre la cantiamo viene naturale sorridere.

Ma se ci fermiamo ad ascoltare davvero le parole, quel sorriso diventa improvvisamente un po' più nostalgico.

Ed è lì che i Righeira, quasi senza farsi notare, hanno trasformato un semplice tormentone estivo in una delle fotografie sonore più riuscite degli anni Ottanta italiani.

🌇 Perché “L’estate sta finendo” non finisce mai

Ci sono tormentoni che appartengono a un'estate precisa.

Li ascolti per qualche mese, li senti ovunque, diventano la colonna sonora di una stagione e poi, lentamente, sembrano perdere il loro posto nella memoria. “L’estate sta finendo” ha seguito una strada completamente diversa.

È nata nel 1985, ma non è mai rimasta ferma al 1985.

A quarant'anni dalla sua pubblicazione, Johnson Righeira la definiva ancora un brano simbolo non soltanto di quell'estate, ma di tutte le estati. E forse la spiegazione è proprio nella sua capacità di trasformare un'esperienza apparentemente semplice — la fine delle vacanze — in qualcosa di universale.

Perché l'estate, in fondo, è una metafora.

Ogni estate ha un inizio, un momento in cui sembra non dover finire mai e poi, quasi senza preavviso, un'ultima sera.

Ci sono gli amici che ripartono, le spiagge che si svuotano, gli ombrelloni che scompaiono e quella strana sensazione che il tempo abbia improvvisamente accelerato.

Johnson Righeira ha spiegato che proprio quelle immagini semplici appartengono a tutti: la paura di crescere, il ritorno alla scuola o al lavoro, la consapevolezza che un periodo spensierato sta per lasciare spazio alle responsabilità.

Ed è qui che “L’estate sta finendo” smette di essere soltanto una canzone estiva.

Diventa una canzone sul passaggio del tempo.

 E il bello è che il suo significato cambia insieme a noi.

Da bambini possiamo cantarla senza coglierne davvero la malinconia. Da adolescenti possiamo associarla alla fine delle vacanze, magari a un amore estivo o a quella prima nostalgia che arriva quando settembre si avvicina.

Poi diventiamo adulti.

E improvvisamente quelle stesse parole sembrano parlare anche di noi.

Non più soltanto dell'estate che finisce, ma degli anni che passano. Delle persone che abbiamo incontrato e poi perso. Delle estati che ricordiamo perfettamente anche se non potremo più riviverle nello stesso modo.

È questa la grande intuizione dei Righeira: trasformare la malinconia in una canzone da cantare insieme.

La musica è brillante, immediata, elettronica. Il ritmo invita a muoversi. Il sax entra con quella forza che ormai associamo immediatamente al brano.

Eppure, sotto quella superficie apparentemente festosa, c'è una canzone che parla di perdita e di crescita.

Johnson Righeira ha descritto proprio questa caratteristica come la doppia anima del duo: da una parte la componente elettronica e sperimentale, dall'altra la volontà di raccontare storie d'amore malinconiche.

È una combinazione difficilissima da ottenere.

Ma quando funziona, diventa eterna.

E poi c'è la memoria collettiva.

Nel 1985 “L’estate sta finendo” arriva al primo posto in Italia e conquista il Festivalbar, diventando ufficialmente uno dei brani simbolo di quella stagione.

Ma il suo viaggio non si è fermato lì.

Nel tempo è stata riletta da altri artisti e nel 2025 Johnson Righeira è tornato a cantarla sul palco del Festival di Sanremo insieme ai Coma_Cose, offrendo al brano una nuova veste e permettendo a una nuova generazione di incontrarlo.

E poi c'è un'altra trasformazione quasi incredibile.

La melodia è uscita dal mondo della musica pop ed è diventata anche un coro da stadio, attraverso il celebre “Un giorno all'improvviso”, nato inizialmente tra i tifosi dell'Aquila e successivamente adottato da altre tifoserie, arrivando anche negli stadi inglesi con la versione “Allez Allez Allez”.

Una canzone nata per raccontare la fine di una storia estiva è diventata, paradossalmente, un canto collettivo.

Ed è forse questa la ragione per cui “L’estate sta finendo” non finisce mai.

Perché ogni anno, quando arriva settembre, non abbiamo bisogno che qualcuno ce la faccia ascoltare.

La ricordiamo.

Bastano quelle prime note per riportarci indietro.

A una spiaggia.

A un'estate.

A una persona.

A un'età della nostra vita.

E magari a quella sensazione che provavamo allora, quando pensavamo che sarebbe bastato aspettare l'estate successiva per ritrovare tutto esattamente com'era.

Poi abbiamo scoperto che non funziona così.

Le estati ritornano.

Le persone cambiano.

Noi cambiamo.

E proprio per questo “L’estate sta finendo” continua a funzionare.

Non perché racconti la fine dell'estate del 1985.

Ma perché ogni generazione può ascoltarla e riconoscere, dentro quelle note, qualcosa che appartiene alla propria estate.

È questo che trasforma un tormentone in un classico.

E forse, alla fine, è anche questo che significa davvero essere una canzone senza tempo.

✨ Curiosità: tutto quello che forse non sai su “L’estate sta finendo”

Dietro una canzone apparentemente semplice come “L’estate sta finendo” si nasconde una storia decisamente più curiosa di quanto si possa immaginare. Alcuni dettagli sono diventati parte della leggenda dei Righeira, altri sono invece piccoli frammenti della storia discografica italiana che meritano di essere riscoperti.

🎹 1. Sul lato B c'era una versione completamente diversa

Il 45 giri non conteneva semplicemente una seconda canzone.

Sul lato B troviamo “Prima dell’estate”, una versione acustica e rallentata di “L’estate sta finendo”, arrangiata e suonata da Sergio Conforti, che sarebbe diventato noto al grande pubblico come Rocco Tanica, storico componente degli Elio e le Storie Tese.

È quasi come avere due fotografie della stessa canzone: quella originale, brillante e ritmata, e quella rallentata, capace di far emergere ancora di più la sua componente malinconica.

🏆 2. Il paradosso perfetto: vince il Festivalbar

Se la pubblicazione a maggio sembrava una scommessa, il risultato fu clamoroso.

“L’estate sta finendo” raggiunse il primo posto della classifica italiana, risultò il nono 45 giri più venduto dell'intero 1985 e soprattutto vinse il Festivalbar 1985.

In altre parole, una canzone che annunciava la fine dell'estate diventò ufficialmente la canzone dell'estate.

🎬 3. È entrata anche nel cinema italiano

Il brano non rimase confinato alle classifiche e alle manifestazioni musicali.

“L’estate sta finendo” compare infatti nella colonna sonora de “Il commissario Lo Gatto”, il film del 1986 diretto da Dino Risi con Lino Banfi.

Un altro piccolo tassello che lega la canzone all'immaginario popolare italiano degli anni Ottanta.

🏟️ 4. Da tormentone estivo a coro da stadio

Questa è probabilmente la trasformazione più incredibile.

Nel 2014 la melodia di “L’estate sta finendo” cominciò una seconda vita negli stadi attraverso “Un giorno all’improvviso”, un coro nato nella curva dell'Aquila e successivamente adottato da altre tifoserie.

È difficile immaginare un percorso più imprevedibile: una canzone nata per raccontare la malinconia della fine dell'estate diventa un canto collettivo, urlato da migliaia di persone.

La melodia resta la stessa.

Ma le parole cambiano completamente significato.

🌟 5. Quarant'anni dopo, è tornata sul palco di Sanremo

Nel 2025, proprio nell'anno del quarantesimo anniversario, “L’estate sta finendo” è tornata protagonista durante la serata delle cover del Festival di Sanremo.

A reinterpretarla sono stati i Coma_Cose insieme a Johnson Righeira. Durante l'esibizione, il celebre verso “L’estate sta finendo” è stato trasformato ironicamente in “Sanremo sta finendo”, adattando la canzone al contesto della serata.

E c'è qualcosa di bellissimo in questa scena.

Nel 1985 Johnson Righeira la cantava mentre l'estate cominciava.

Nel 2025 è tornato a cantarla quarant'anni dopo, davanti a una nuova generazione.

🌌 In fondo, la musica è anche questo

Ci sono canzoni che raccontano quello che stiamo vivendo.

E poi ce ne sono altre che raccontano quello che scopriremo soltanto molti anni dopo.

“L’estate sta finendo” appartiene alla seconda categoria.

Nel 1985 sembrava soltanto un altro grande tormentone italiano.

Oggi sappiamo che era qualcosa di molto più raro:

una canzone sull'estate che, in realtà, parlava del tempo che passa.

E quello, purtroppo, non va mai in vacanza.

📌 Scheda tecnica

🎤 Artista: Righeira
🎵 Titolo: “L’estate sta finendo”
📅 Pubblicazione: 20 maggio 1985
💿 Etichetta: CGD
✍️ Autori: Stefano Righi, Stefano Rota, Carmelo La Bionda
🎛️ Produzione: La Bionda
🎹 Musicisti: Sergio Conforti, Hermann Weindorf
🎷 Sax: Claudio Pascoli
🏆 Festivalbar: vincitore nel 1985
🇮🇹 Posizione massima in Italia:
📀 Risultato nella classifica annuale italiana 1985: 9º 45 giri più venduto
🎬 Presente nella colonna sonora de: “Il commissario Lo Gatto”
💿 Lato B del singolo: “Prima dell’estate”, versione acustica del brano, arrangiata e suonata da Sergio Conforti/Rocco Tanica.



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