L’ultima canzone dell’estate: 5 brani per salutare le spiagge
C’è un momento preciso in cui l’estate comincia a congedarsi. Non lo annuncia il calendario, né il primo temporale di settembre. Lo senti nell’aria, quando le giornate si accorciano, quando la spiaggia al tramonto si svuota lentamente e quel mare che per settimane è stato la nostra colonna sonora sembra improvvisamente più lontano.
E allora arriva il momento dell’ultima canzone dell’estate.
Quella da ascoltare tornando a casa con ancora la sabbia nelle scarpe, mentre dal finestrino scorrono le ultime immagini delle vacanze. Quella che profuma di salsedine, di notti trascorse a parlare fino all’alba, di amori nati sotto un ombrellone e di amicizie destinate a vivere almeno fino alla prossima estate.
Perché la musica ha un modo tutto suo di conservare i ricordi. Bastano poche note e siamo di nuovo lì: davanti a un tramonto, su una strada costiera, in una discoteca sulla spiaggia o con il rumore delle onde in sottofondo.
Così, prima di riporre il costume e salutare le spiagge, Cosmic Music 1 accende ancora una volta la radio dell’estate. Una selezione di brani per accompagnare quel malinconico momento in cui le vacanze finiscono, ma la voglia di estate… non ancora.
"September" – Earth, Wind & Fire (1978)
Ci sono sere d’estate che sembrano non voler finire mai.
Il sole è già sceso oltre l’orizzonte, la spiaggia si è fatta più silenziosa e nell’aria rimane quel profumo di sale che sa di vacanze. Le luci dei locali cominciano ad accendersi, qualcuno cammina ancora a piedi nudi sulla sabbia e, da lontano, arriva una musica che invita a dimenticare per qualche minuto che domani tutto tornerà alla normalità.
Poi parte quel ritmo.
E improvvisamente settembre non fa più paura.
"September" degli Earth, Wind & Fire è una finestra spalancata sull’estate che resiste. È il suono di una notte calda, di una pista da ballo improvvisata, di sorrisi sotto le stelle e di quelle serate in cui nessuno guarda l’orologio perché l’alba sembra ancora lontanissima.
Pubblicata nel 1978, è diventata molto più di una semplice canzone da ballare. È un piccolo rituale collettivo: basta ascoltare le prime note e qualcosa dentro di noi si riaccende. Le spiagge tornano illuminate dalla luna, le strade costiere si riempiono di luci e le vacanze sembrano improvvisamente ricominciare.
E forse è proprio questo il suo incantesimo.
"September" non racconta la fine dell’estate.
La prende per mano e le chiede di ballare ancora una volta.
Perché quando la musica è quella giusta, anche settembre può aspettare.
"Il mare d’inverno" – Loredana Bertè (1983)
Dopo una notte ancora piena di ritmo, arriva il silenzio.
La spiaggia è quasi deserta. Gli ombrelloni sono chiusi, le sdraio impilate una sull’altra e il vento porta via le ultime tracce dell’estate. Non ci sono più voci, risate, palloni che rimbalzano sulla sabbia. Rimane soltanto il mare.
È qui che entra "Il mare d’inverno".
Nella voce di Loredana Bertè c’è tutta la malinconia di quando qualcosa sta finendo e non possiamo farci niente. Il mare non è più quello delle giornate infinite e dei bagni al tramonto: è uno spazio immenso, quasi solitario, davanti al quale i ricordi sembrano diventare più nitidi.
Scritta da Enrico Ruggeri e pubblicata nel 1983, la canzone trasforma la spiaggia fuori stagione in una metafora dell’anima. Le cabine chiuse, le strade vuote, il vento e quell’orizzonte apparentemente infinito raccontano una sensazione che tutti conosciamo: quando il luogo è lo stesso, ma qualcosa è cambiato per sempre.
E forse è proprio per questo che ascoltarla alla fine dell’estate fa un effetto diverso.
Perché mentre "September" ci aveva fatto ballare ancora una volta, "Il mare d’inverno" ci invita a fermarci. A guardare il mare. A lasciare che i ricordi riaffiorino lentamente, come conchiglie riportate sulla riva dalle onde.
È la canzone di quando la spiaggia si svuota e capisci che l’estate non è soltanto una stagione.
È un luogo della memoria nel quale, ogni tanto, abbiamo bisogno di tornare.
"Summer Nights" – John Travolta & Olivia Newton-John (1978)
E poi ci sono quelle estati che sembrano durare una vita.
Una notte, una spiaggia, qualche luce accesa in lontananza e due persone che si incontrano quasi per caso, convinte che quello che stanno vivendo durerà per sempre. Poi arriva settembre, le strade si svuotano e rimane soltanto il ricordo di quelle sere.
"Summer Nights" è esattamente questo: un’estate raccontata attraverso la memoria.
John Travolta e Olivia Newton-John la cantano in "Grease" con la leggerezza di chi sta raccontando agli amici una storia d’amore nata durante le vacanze. Ma dietro quel ritmo spensierato c’è qualcosa di profondamente nostalgico: perché ogni estate ha le sue notti, e alcune di quelle notti finiscono per diventare ricordi che ci portiamo dietro per anni.
Il bello è che non importa se quella storia è realmente accaduta oppure no. Bastano le voci, il ritmo e quel ritornello impossibile da dimenticare per riportarci indietro.
Una giacca di pelle appoggiata sulla sabbia.
Un jukebox acceso fino a tardi.
Le risate degli amici.
Il vento caldo della sera.
E quella sensazione meravigliosa di avere davanti a sé un’estate intera.
Poi arriva l’ultima notte.
E improvvisamente capiamo che le estati più belle non finiscono quando torniamo a casa: finiscono quando smettiamo di ricordarle.
"Summer Nights" è il brano che ci accompagna proprio lì, sulla soglia tra il ricordo e la nostalgia. Un ultimo ballo prima che le luci si spengano e l’estate lasci spazio a settembre.
"Sapore di sale" – Gino Paoli (1963)
Ci sono estati che non finiscono davvero quando lasciamo la spiaggia.
Restano sulla pelle, nei capelli, dentro quella sensazione che riaffiora improvvisamente quando sentiamo nell’aria il profumo del mare. E forse nessuna canzone italiana ha saputo raccontare questa traccia invisibile dell’estate come "Sapore di sale".
La voce di Gino Paoli arriva lenta, quasi sospesa. Non ha bisogno di rincorrere il ritmo delle vacanze: sembra piuttosto osservare il mare da lontano, mentre il sole scende e le ombre si allungano sulla sabbia.
È una canzone fatta di sensazioni più che di parole.
Il sale sulla pelle.
Il calore del sole.
Un corpo accanto al nostro.
Un pomeriggio che sembra non finire.
E quella consapevolezza, sottile e inevitabile, che prima o poi bisognerà tornare a casa.
Pubblicata nel 1963, "Sapore di sale" porta con sé tutta la malinconia di un amore estivo, di qualcosa di intenso ma fragile, destinato a rimanere legato a quei giorni e a quel mare.
Ed è proprio questo che la rende perfetta per salutare l’estate.
Perché quando settembre si avvicina, non ricordiamo soltanto dove siamo stati. Ricordiamo come ci siamo sentiti.
E basta una canzone, qualche nota al pianoforte e il rumore immaginario delle onde per ritrovarci ancora lì.
Con il sole negli occhi, il sale sulla pelle e un’estate intera ancora stretta nel cuore.
"Cruel Summer" – Bananarama (1983)
L’estate non è sempre fatta di tramonti perfetti, piedi nudi sulla sabbia e notti che sembrano non finire mai.
A volte l’estate è anche attesa. È solitudine. È un amore che non arriva, una telefonata che non squilla, una città che diventa troppo calda mentre tutti sembrano essere altrove.
È proprio da questo lato più inquieto della stagione che arriva "Cruel Summer" delle Bananarama.
Pubblicata nel 1983, la canzone porta con sé un’estate diversa: luminosa fuori, ma malinconica dentro. Il ritmo continua a spingere, le percussioni sembrano correre sotto il sole eppure, dietro quella energia irresistibile, si nasconde la sensazione di essere rimasti soli mentre il resto del mondo si gode la propria vacanza.
Ed è forse questa la magia del brano.
Perché l’estate non è soltanto ciò che accade. È anche ciò che avremmo voluto accadesse.
Una strada vuota sotto il sole.
Le finestre aperte per cercare un po’ di vento.
Il telefono stretto tra le mani.
Una canzone alla radio che sembra parlare proprio di noi.
"Cruel Summer" è l’ultimo bagliore prima che il sipario cali. Un brano che mantiene acceso il colore dell’estate, ma lascia già intravedere le prime ombre dell’autunno.
E quando le ultime note si spengono, rimane quella sensazione dolceamara che accompagna ogni fine stagione:
il mare è ancora lì, il sole tornerà, ma quell’estate non tornerà mai più nello stesso modo.
Forse è proprio per questo che continuiamo ad ascoltarla.
E poi arriva davvero, quel momento.
La valigia è chiusa, la sabbia è rimasta in fondo alle scarpe e l’ultima fotografia del mare è ancora sul telefono. La spiaggia si allontana lentamente dallo specchietto dell’auto, mentre sulla strada del ritorno le luci della costa diventano sempre più piccole.
L’estate se ne va così.
Non con un grande addio, ma con una canzone alla radio, un finestrino abbassato e quella strana malinconia che ci accompagna mentre torniamo verso casa.
Abbiamo ballato con "September", camminato lungo un "Mare d’inverno", ricordato le notti di "Summer Nights", sentito il "Sapore di sale" sulla pelle e attraversato anche il lato più malinconico di "Cruel Summer".
Cinque canzoni, cinque fotografie di una stagione che, come tutte le cose belle, sembra sempre troppo breve.
Ma forse è proprio questo il segreto dell’estate: non deve durare per sempre per rimanere con noi.
Basta una melodia ascoltata per caso, il profumo della salsedine, una vecchia fotografia o il colore di un tramonto per riportarci esattamente lì. A quella spiaggia. A quella notte. A quella persona. A quella versione di noi stessi che, per qualche settimana, sembrava avere tutto il tempo del mondo.
E mentre settembre prende lentamente il posto di agosto, possiamo ancora concederci un ultimo ascolto.
Alzare il volume.
Guardare il mare un’ultima volta.
E lasciare che sia la musica a dire quello che spesso non riusciamo a dire:
arrivederci, estate.
Non è un addio.
È soltanto un "ci vediamo l’anno prossimo".

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